Wicked Dub Division “il Dub made in Italy” by Marco Miggiano

 

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Vengono dal profondo nord italiano ma ogni loro live trascina il pubblico in atmosfere sicuramente più calde. Esattamente sono originari di Pordenone e in questa città del Friuli-Venezia Giulia, ormai quasi dieci anni fa, hanno dato vita ad uno dei progetti più interessanti del mondo della Dub Music italiana. Parliamo dei Wicked Dub Division, live band nostrana che si ispira a quel Dub made in Uk costruito durante la migrazione di giovani musicisti giamaicani nell’Inghilterra nella seconda metà del novecento, divenuta ben presto patria incontrastata del Dub mondiale.
In attesa dei nuovi lavori discografici e soprattutto del loro nuovo tour che li porterà anche fuori confine, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con loro per approfondire e far conoscere il mondo del dub italiano che, nonostante sia quasi per fortuna ancora di nicchia, rappresenta sicuramente un universo che meriterebbe molta più attenzione. 

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Raccontateci un po’ come nasce il progetto Wicked Dub Division e quali sono le fondamenta musicali e culturali su cui avete costruito il vostro sound.

Ci siamo formati nel 2005 con GP Ennas alla batteria,King Claudio al basso e Luca Venerus alle tastiere dopo esperienze comuni e dopo aver fondato i “Blue Radics” divenuti poi B.R.Stylers. Presenti tuttora nel progetto WDD, GP alla batteria e Claudio al basso e dopo varie sostituzioni ora abbiamo raggiunto la giusta combinazione con il bravissimo “Dub master” ai controlli sequenze e tastiere, Massimiliano Picozzi (Pic).Diciamo che il nostro sound si è ispirato fin da subito ad una band londinese attiva negli anni ’90 che prendeva il nome di “Revolutionary Dub Warriors”,purtroppo non più esistente dopo la scomparsa del suo leader al basso e voce Steve Swann (R.I.P.). Il loro modo di suonare Dub sul palco era decisamente all’avanguardia per quegli anni e dopo averli ammirati in numerosi concerti ne abbiamo seguito le orme, senza comunque tralasciare veterani e maestri della Dub music del calibro di Lee “Scratch Perry” con il quale tra l’altro abbiamo avuto l’onore di condividere il palco in passato o band tuttora attive come i già noti Dub Syndicate del batterista Style Scott quale fondatore dell’altrettanto conosciuta Roots Radics band. Il nostro è comunque un sound che varia da riddim “one drop” a ritmiche “rockers” spaziando nello “stepper style”, basandoci su accordi minori, con l’ausilio di effetti e sequenze lanciate dal Dub master, il tutto sotto il controllo del nostro fonico al mixer esterno, Buriman del Moa Anbessa Sound di Venezia.

Il panorama dub italiano è in continuo fermento. Da qualche anno nascono sound system su tutto il territorio nazionale, da nord a sud. Come valutate questa crescita esponenziale della scena dub italiana?

Si sono succedute veramente tante cose nel panorama Dub nazionale in questi ultimi anni. Riteniamo che un enorme contributo lo abbia dato il web a differenza di soltanto un paio di decenni addietro, con uno scambio di informazioni a grande velocità e con la nascita continua di blog e website specializzati in tal senso. Per quanto riguarda il territorio nazionale, primo fra tutti il forum dell’Italian Dub Community, creato e diretto da Moa Anbessa di Venezia,dove gli estimatori del genere si confrontano su nozioni tecniche nella costruzione di un Sound System per fare un esempio, nella condivisione di video e recensioni, sugli eventi sempre aggiornati e tutto ciò che ruota attorno alla Dub culture. Diciamo che sono state abbattute le lunghe distanze e da nord a sud ormai ci si conosce un pò tutti, grazie anche al lavoro instancabile degli organizzatori di grossi eventi che richiamano appassionati da tutta la penisola, come l’ormai collaudato”Zion Station Festival” giunto quest’anno alla sua quarta edizione e molti altri eventi più o meno grandi che stanno nascendo e che sicuramente diverranno più numerosi negli anni a venire.

Se da un lato la sound system culture è esplosa, da un altro punto di vista live band come la vostra sono difficili da trovare, nonostante nomi importanti come The Dub Sync o Br Stylers. A cosa è dovuto, secondo voi, questa difficoltà di trovare live band dub, ovviamente non considerando nel discorso gruppi che suonano esclusivamente reggae?

Dal nostro punto di vista, la difficoltà nasce sostanzialmente dalla necessità di combinare l’esecuzione di un brano suonato con lo strumento da ogni singolo musicista, unitamente alla tecnologia analogica e digitale che è quella che caratterizza il nostro Dub sound nelle live performance. Il nostro è un lavoro che punta più ad un “groove” muscolare e lineare, che talvolta può risultare limitante nell’espressione dei virtuosismi con lo strumento, ma che richiede una grossa preparazione di studio e in sala prove alle spalle. La band deve risultare il più possibile una unica entità collegata perfettamente alle “macchine” ed è qui che subentra anche la capacità e l’abilità del Dub master di valorizzare ogni singolo strumento lanciando sequenze ed effetti nel momento opportuno.

Il dub ha sostanzialmente due anime, una più spirituale, più consciouness maggiormente legata alla cultura rasta. L’altra anima, invece,  è quella più politica e sociale, tipica di una cultura più europea. Come riescono a combinarsi questi due aspetti, come contribuiscono cioè insieme seppur differenti alla costruzione del messaggio che volete lasciare con i vostri pezzi? 

Sinceramente non vediamo grosse contrapposizioni tra le due “anime” che hai descritto. D’altronde gran parte degli artisti Reggae-Dub internazionali, da sempre, in molti dei loro testi, denunciano aspetti politici e sociali contrastanti con i valori da essi condivisi. Marley per primo è sempre stato molto attivo in questo senso, basti pensare a testi sempre attuali e senza confini, come Babylon system oppure War. Per quanto riguarda noi, per esempio, nella traccia “Write a letter” presente nel cd album “Wadada”da noi prodotto e uscito nel 2011, Ras Marcush Asher alla voce ed autore dei testi, scrive una lettera di denuncia verso il primo ministro di quel periodo,che non ha certo bisogno di presentazioni.

Tecnicamente parlando, come nasce e come viene costruito un pezzo dub, pensando ovviamente alla vostra esperienza?

Non abbiamo degli standard veri e propri per la costruzione di un pezzo. Una tune può nascere in un momento di particolare ispirazione condivisa da tutti in sala prove o in studio. A volte si parte da un riddim di batteria, dove successivamente ci si costruisce attorno una linea di basso e viceversa, da un accordo in levare dato dalle tastiere o da un riff di quest’ultima. Ci sono giornate in cui ci troviamo a lavorare a nuovi brani e difficilmente nasce qualcosa che ci soddisfa, mentre il giorno successivo lo stesso brano prende rapidamente forma e viene concluso quando giunge l’ora di salutarsi. Mi viene da sorridere (GP) ripensando ad una sera di un freddo inverno di qualche anno fa, dove trovandoci tutti insieme nella taverna del tastierista di allora (Luca), Claudio si mise a fischiettare qualcosa senza darci troppo peso. Gli dissi di tenersela a mente mentre attaccavo alla presa di corrente un vecchio registratore a cassette che trovai al momento e registrai quella cosa che divenne poi il riff principale di “Recreation”, traccia presente nel secondo vinile in 10″ di nostra produzione ,oggi richiesto e suonato dai vari Sound System di casa nostra e oltreconfine.

I vostri prossimi progetti, date, collaborazioni? insomma diteci un po’ il futuro cosa prevede per i Wicked Dub Division.

Stiamo lavorando moltissimo al nuovo live tour che ci vede impegnati con DAN I (Imperial Sound Army-Alpha & Omega) alla voce e con il quale abbiamo avuto il piacere di condividere nel dicembre dello scorso anno, il palco dell’Hootananny di Brixton a Londra e che proseguirà con delle date già confermate nel nord Italia nei prossimi mesi.
Al momento siamo in attesa di confermare la nostra presenza in alcuni Reggae-Dub festivals anche oltreconfine, con i quali siamo già in contatto e, per quel che riguarda le produzioni, continuano le collaborazioni con vari artisti e molto materiale praticamente già pronto che vedremo in un futuro prossimo come pubblicare e, a breve, uscirà il nostro nuovo 7″ con la collaborazione di Jules I alla voce, già bassista dei Mellow Mood. A nostro avviso, si tratta di un lavoro molto ben riuscito,che ci auguriamo avremo occasione di vedere girare presto tra i piatti delle yards!!! STAY TUNED!!!

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